🟦 Siccità e crisi idrica: il Prof. Francesco Fatone su Il Sole 24 Ore sul ruolo strategico del riuso dell’acqua
La crisi idrica non rappresenta più un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale con cui territori, sistemi produttivi e infrastrutture dovranno confrontarsi sempre più frequentemente. È questo uno dei temi al centro dell’articolo pubblicato il 10 agosto 2026 da Il Sole 24 Ore, che raccoglie anche il contributo del Prof. Francesco Fatone, Professore Ordinario presso l’Università Politecnica delle Marche e Coordinatore di WWEELab.
L’articolo, dedicato ai costi economici della siccità e alle opportunità legate al recupero e al riuso delle risorse idriche, evidenzia come l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di periodi siccitosi possano produrre conseguenze rilevanti non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche economico e occupazionale.
Siccità e cambiamento climatico: una sfida sempre più concreta
Secondo lo studio citato nell’articolo, realizzato dai ricercatori della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e del Politecnico di Milano, in uno scenario caratterizzato da un aumento delle temperature di 2 °C, una siccità prolungata potrebbe comportare per l’Italia costi fino a 74 miliardi di euro e mettere a rischio 960.000 posti di lavoro.
Un quadro che rende evidente la necessità di sviluppare strategie di adattamento capaci di aumentare la resilienza dei territori e dei sistemi produttivi.
Anche le immagini del massiccio dell’Adamello, acquisite da Copernicus Sentinel-2 il 7 agosto 2016 e il 5 agosto 2026, mostrano visivamente la portata dei cambiamenti in corso: nell’arco di dieci anni, il fronte della lingua del Mandrone, principale sbocco del ghiacciaio, si è ritirato di circa 550 metri.
Francesco Fatone: il riuso dell’acqua come risorsa strategica
Nel suo intervento su Il Sole 24 Ore, il Prof. Francesco Fatone sottolinea come la vulnerabilità idrica non dipenda esclusivamente dagli effetti del cambiamento climatico, ma anche dal modo ancora prevalentemente lineare con cui utilizziamo e gestiamo l’acqua.
La risposta deve quindi riguardare contemporaneamente la disponibilità della risorsa, l’efficienza nell’utilizzo e la possibilità di impiegare più volte la stessa acqua.
In questa prospettiva cambia anche il ruolo degli impianti di depurazione. Da infrastrutture collocate alla fine del ciclo, possono evolvere in elementi strategici di connessione tra città e territorio, contribuendo alla resilienza idrica attraverso l’integrazione degli usi urbani, industriali, agricoli e ambientali.
Acque reflue depurate: dal 10% fino alla quasi totalità del fabbisogno in alcuni contesti
I dati richiamati dal Prof. Fatone mostrano le potenzialità concrete del riuso. In alcuni territori, l’acqua recuperata potrebbe sostituire circa il 10–30% dei volumi attualmente prelevati da fonti convenzionali.
In specifiche aree produttive, il contributo potrebbe raggiungere il 50% fino alla quasi totalità del fabbisogno industriale.
La stessa risorsa potrebbe inoltre essere destinata a utilizzi differenti durante l’anno, adattandone l’impiego alla stagionalità della domanda, alla disponibilità idrica e alle priorità del territorio.
Pianificare oggi la resilienza idrica di domani
La gestione sostenibile dell’acqua richiede quindi una pianificazione capace di guardare oltre le condizioni contingenti.
Gli investimenti nel recupero, nella depurazione e nel riuso possono apparire meno convenienti durante i periodi di abbondanza idrica, ma assumono un valore completamente diverso durante le fasi di siccità, quando devono essere considerati anche i costi economici, produttivi, occupazionali e ambientali associati alla scarsità d’acqua.
Per WWEELab, questo approccio conferma l’importanza della ricerca applicata nell’ingegneria ambientale e nella gestione circolare delle risorse idriche, trasformando il trattamento delle acque reflue da semplice necessità ambientale a opportunità strategica per territori più resilienti e sostenibili.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2026 – “Il costo della siccità: fino a 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro”.
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